La nascita delle Saline

La nascita delle Saline

Trapani/Nubia

Dall'età Neolitica alla Rivoluzione industriale e fino ai giorni nostri, i salinari hanno prodotto il sale seguendo due procedimenti fondamentali che si sono andati via via perfezionando.

Alcuni hanno estratto dal suolo il salgemma e le acque salate che poi facevano bollire.

Altri hanno ottenuto la stessa sostanza con una controllata evaporazione solare delle acque salate.

Operazioni che potevano svolgersi in luoghi ben precisi e con condizioni naturali e sociali a favore della produzione dello stesso.

L'importanza della produzione del sale è sempre stata legata all'uso primario del prodotto nella sua qualità di integratore alimentare, quali i processi di conservazione del pesce e delle carni o anche della concia delle pelli.

L'uso del sale non solo è stato importante in ambito economico ma anche mitologico e religioso. Definita da Omero sostanza divina, mentre per Platone il sale era caro agli dei. Gli egizi lo utilizzavano nel processo di mummificazione, mentre per i Maya era una medicina.

gli antichi greci e gli ebrei impiegavano il sale durante i sacrifici così come all'interno dei templi romani le vestali preparavano una salamoia per salare la mola sacrificale, essendo il sale considerato simbolo d'incarnazione e di perpetuità per il suo potere purificante.

Veniva anche sparso per sterilizzare i campi dei nemici vinti e ad intensificare le  sofferenze dei feriti. 

Le esigenze del prodotto nella repubblica romana  diedero il via alla costruzione della via Salaria e dal pagamento in sale per i legionari, da qui nacque la parola salario.

E' certo che i primi prototipi di saline furono cinesi e risalgono ad oltre 3000 anni a.C. Più recenti sono quelle mesopotamiche dalle quali derivò il modello mediterraneo. Dopo il Mille la loro esistenza comincia a essere meglio documentata.

L'incremento della produzione avveniva con lentezza, poichè la monarchia del Trecento bloccava tutte le concessioni per la costruzione di nuove saline.

Alla fine del Medioevo, le miniere di salgemma risultavano soprattutto all'interno dell'isola Sicula, precisamente nel quadrilatero tra Petralia, Cammarata, Sutera e S. Filippo D'Argirò: mentre la produzione di sale marino era diffusa lungo la costa meridionale di Mazara, nel siracusano (Augusta) e soprattutto lungo il breve tratto di costa tra Marsala e Trapani.

Nel 1538 le saline del litorale trapanese erano diventate 16, con una capacità produttiva di oltre 50.000 salme, che facevano della città il più importante centro di produzione del Mediterraneo. La guerra di successione spagnola (1700-1713) colpì l'industria del sale siciliano, attorno a cui ruotava l'intera economia. 

Dal 1730 inizia il periodo della grande esportazione, grazie all'intensificarsi dei flussi verso l'Adriatico e soprattutto per le grosse richieste dei paesi del nord Europa, cui il sale siciliano serviva per la conservazione del merluzzo.

Alla fine dell'Ottocento, le saline trapanesi erano 31, di cui venti nel territorio fra Trapani e Paceco e 11 in quello di Marsala: occupando una superficie di circa 850 ettari. Lo sviluppo urbano della città permise l'espansione della stessa dove originariamente si trovavano saline e aree paludose. Le nuove costruzioni si svilupparono verso est, fino a raggiungere i piedi del monte Erice.

Nel 1920 per favorire la commercializzazione del prodotto, i maggiori produttori fondarono la S.I.E.S (Società Italiana Esportazione Sali) con la partecipazione azionaria di alcune banche. La S.I.E.S gestiva 41 delle 51 saline esistenti, fino ad una nuova battuta d'arresto durante la seconda guerra mondiale. Molti paesi produttori, quali: Tunisia, Egitto, Algeria, Spagna, Grecia e Turchia iniziarono a proporre il loro sale a prezzi competitivi grazie alla scarsa incidenza del costo della manodopera.

La S.I.E.S non riuscendo a trovare rimedi per superare i prezzi bassi della concorrenza si sciolse.

Nel 1962 venne attuato un progetto di riunione di tutte le aziende, con l'idea di costruire vasche salanti molto più grandi. Tale progetto fu portato a termine nell'agosto del 1965. Il 2 settembre di quello stesso anno le saline furono danneggiate da una violenta alluvione, che le rese improduttive per alcuni anni. Diversi impianti furono così svenduti, chiusi o interrati.

Nel 1972 la S.I.E.S spa costituita dal Dott. D'ALì, aveva esaurito le sue risorse per rimettere in ordine le proprie aziende, dovette deliberare lo stato di liquidazione e la vendita delle saline di Isola Grande. Nonostante ciò le saline di Trapani e Paceco ripresero la produzione nel 1974 essendo state cedute in affitto. Uno degli affittuari è stato appunto il Sig. Alberto Culcasi, capostipite della famiglia proprietaria entrò nel mondo della salina come altri uomini che vivevano nella zona fra Trapani e Paceco. Il giovane Alberto Culcasi nei mesi estivi era impegnato nel lavoro della salina, per tanto ne rimase affascinato al punto di decidere di prenderla in affitto dalla famiglia Platamone.

L'alluvione del 1964 recò danni che furono risanati nell'arco di dieci anni dallo stesso Alberto Culcasi.

Nel 1984 affittò al Comune di Paceco parte del caseggiato sito all'interno della sua salina, denominata Salina Chiusa, per esporre parte dei suoi attrezzi e le macchine usate nel passato per la produzione.

Questa esperienza lo coinvolse in prima persona collaborando ad intrattenere i numerosi turisti in visita.

Avendo anche ristrutturato alcuni locali dell'antica casa salinara, realizzò un ristorante dove oggi è possibile gustare piatti della tradizione trapanese. Oggi la struttura si gestisce autonomamente, senza il contributo del comune di Paceco, ma sfruttando le proprie risorse per fornire un servizio al visitatore della struttura.

 

fenicotteri

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